Le nostre stanze dono dedicate a Erbe aromatiche, presidi Slow Food e Vini Liguri. . Molti di questi prodotti sono disponibili per l'acquisto presso il nostro Angolo dei Sapori, al Manuelina Taste Hotel Qui sotto ve li presentiamo:

SCIROPPO DI ROSE ( presidio Slow Food)
Con l’albero di fico e il ciuffo di erba luisa, la piantina di rosa era una presenza immancabile sui balconi o nei giardini delle case genovesi. Con i suoi petali, raccolti con delicatezza e posti in infusione, si produceva uno sciroppo da offrire agli ospiti in piccolissimi calici di cristallo, poco più che ditali. Chi non possedeva rose raccoglieva i boccioli nell’ entroterra della valle Scrivia oppure acquistava i petali sfusi dal fruttivendolo o dal fioraio. Qualche bottega di Genova li vende ancora ai rarissimi genovesi che si cimentano in sciroppi casalinghi e, nel mese di maggio, è possibile trovare cesti pieni di petali rossi e rosati accanto a cassette di carciofi e a mazzi di asparagi. Le rose migliori sono varietà antiche, quasi tutte selezionate tra la fine del XVIII e il XIX secolo, le rose protagoniste delle ridondanti composizioni floreali dei quadri vittoriani, per intenderci. Non si sa bene perché proprio a Genova si sia sviluppata questa rinomata tradizione della lavorazione dei petali di rosa, con i quali non si fanno solo sciroppi ma anche confetti e conserve. Già un testo del 1683 di Gian Domenico Peri, “Il negoziante”, cita “le confetture e le conserve di zucchero che si lavorano in Genova come le più eccellenti che si acconcino in alcun altra parte del mondo” ma questa tradizione sapiente ha pochi eredi, tra i quali spicca la storica Confetteria Romanengo. Le rose da sciroppo si raccolgono da metà maggio ai primi di giugno, quando la corolla è ben aperta. La ricetta dell’infuso è semplicissima: si immergono i petali con un poco di limone in acqua precedentemente portata a ebollizione. Si spegne il fuoco e si lascia macerare il tutto per circa 24 ore, quindi si filtra il liquido di macerazione, si torchia la massa dei petali residua e si aggiunge lo zucchero. Si riporta a ebollizione per una decina di minuti e si versa quindi il contenuto in piccole bottiglie.
PREBUGGIUN
È una miscela di erbe spontanee tipiche della cucina di Liguria. Consiste in un insieme di erbe selvatiche cucinate mediante una breve bollitura, utilizzate per minestre, frittate, torte ma in particolare per il ripieno dei pansoti che vanno conditi con la salsa di noci. “Preboggion” è un termine della lingua ligure non traducibile letteralmente in italiano: esso deriva probabilmente dal verbo preboggî (in ligure), che significa "pre-bollire", in senso culinario, quindi una sorta di "scottato da bollitura". Ogni zona della Liguria ha proprie erbe, che compongono il prebugiun: Amarago, Bietola di prato, Borragine, Cicerbita, Cicoria, Dente di leone, Grattalingua, Ortica, Papavero, Radicchio selvatico, Raperonzolo, Sanguisorba, Silene, Tarassaco. Dato il tipo di consumo è importante lo stadio di sviluppo della pianta al momento della raccolta; infatti quasi tutte queste piante non sono più cucinabili allo stato adulto, e sono raccolte per il consumo quando la pianta è giovane, spesso quando ha appena formato con le foglie la "rosetta basale", cioè quando non è ancora costituito lo stelo florale o quando questo è ancora tenero. Non tutte le piante sono usate assieme. Date le diverse caratteristiche organolettice di ciascuna, il complesso bilancio compositivo del preboggion è legato alla ricerca di un equilibrio dei sapori, (o perlomeno il non eccessivo sbilancio), avendo presente che tutte hanno un loro aroma vegetale specifico: amaro (radicion), selvatico (gè), sapido-neutro (boraxe), saporito-dolce (talegua), piccante ecc. ed ovviamente condizionato dalla disponibilità delle piante, in funzione della stagione.
BASILICO (DOP)
Simbolo gastronomico della Liguria e componente irrinunciabile della cucina locale, questa pianta aromatica, il basilico, assume un inconfondibile aroma intenso adatto ad ogni tipo di piatto ed è il protagonista della più famosa salsa ligure: il Pesto. Rinomato in tutto il mondo e coltivato sulle terrazze di terra che guardano il mare, il basilico è celebre in quanto unico grazie al meraviglioso clima che durante tutto l’anno accoglie questi luoghi avvolti dall’aria salmastra del mare. Il basilico di Liguria, ottiene il riconoscimento DOP nella sua varietà legata alla zona di produzione di Voltri, Prà, Coronata, Diano Marina, Andora, Albenga e Val di Magra. Il PESTO, prende il suo nome dal procedimento utilizzato per ottenere questo mix di aromi, ovvero l’essere pestato nel tradizionale mortaio di marmo. Per ottenere un ottimo ed aromatico pesto è necessario scegliere foglie giovani di piante che abbiano non più di due mesi di vita e frantumarle con aglio, pinoli e sale, pestandole in un mortaio. Vanno poi aggiunti olio di oliva extravergine, rigorosamente ligure in quanto, dolce e delicato, formaggio grana e pecorino.
OLIVA TAGGIASCA
L’oliva taggiasca è una cultivar di olivo, tipica soprattutto del Ponente ligure ed in particolare di tutta la Provincia di Imperia. In Provincia di Savona è tipicamente coltivata solo nella Val Merula andorese, nell’ alassino e nella Val Lerrone ingauna. È così chiamata perché arrivò a Taggia, portata dai monaci di San Colombano, provenienti dall’isola monastero di Lerino. Gli innesti di oliva taggiasca furono nei secoli diffusi in tutta Italia, sebbene la coltivazione maggiore sia sempre rimasta nella provincia di Imperia; questa varietà risulta essere una delle più rinomate per produzione di olio extravergine e una delle migliori olive da mensa, poiché il frutto, nonostante le ridotte dimensioni, è molto gustoso. Benché sia molto suscettibile alle avversità principali, ha produttività elevata e costante; matura tardivamente (gennaio). Il frutto, di forma ellittico-cilindrica e leggermente più grosso alla base, ha altissimo contenuto in olio (25-26%), che oltretutto è molto pregiato; esso è di colore giallo (giallo-verde nel savonese), dall’odore di fruttato maturo e dal sapore anche fruttato con sensazione decisa di dolce, sfumatura di piccante e sentori di mandorla e pinolo; l’ acidità massima totale è inferiore allo 0,5%, a riprova delle alte qualità organolettiche del prodotto. Spesso quest’ olio è pure impiegato nelle miscele per “tagliare” altri olii e conferire ad essi un tocco elegante. Dal gennaio 1997 è stata istituita, per questa coltura, la denominazione di origine protetta, legata a un olio extravergine di oliva detto “Riviera Ligure DOP“. Quest’olio si utilizza in gastronomia in molti dei piatti liguri, a base sia di carne sia di pesce, in particolare negli umidi. Tra questi i più conosciuti sono: coniglio in umido alla ligure (o alla sanremese), agnello alle olive, roast beef alla salsa di olive, baccalà alla levantina, cappunadda, olive in salamoia. Infine anche le olive crude, essendo molto aromatiche, sono assai apprezzate e rinomate per il consumo da mensa.
OLIVA LAVAGNINA
È la cultivar olivicola della Riviera di Levante, così come la Taggiasca, da Taggia, lo è di quella di Ponente; due declinazioni e un minimo comune denominatore: la Liguria. Con grande impegno è coltivata, fin dal secolo XI, in territori collinari, talvolta montani, pendii scoscesi e grandi terrazzamenti, tutti terreni in cui la presenza degli oliveti è fondamentale perché permette la tenuta del suolo ed evita pericolosi franamenti. Non è un caso che la Liguria sia stata la prima regione italiana ad aver ottenuto il riconoscimento europeo di Denominazione di Origine Protetta per la sua produzione di olio. È conosciuta come denominazione Riviera Ligure accompagnata da una delle menzioni geografiche aggiuntive: “Riviera dei Fiori”, “Riviera del Ponente Savonese”, “Riviera di Levante”. Quest’ultima è quella di nostro interesse, perché riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle varietà Lavagnina, Razzola o Pignola, per almeno il 65%. La zona di elezione della Lavagnina va da Sori fino a Sestri Levante, passando per Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Zoagli, Chiavari e Lavagna sulla costa e in Val Trebbia, Val d’Aveto e Val di Vara nell’entroterra. A seconda del posto è conosciuta con nomi differenti, come: Giuggiolina nel Genovesato, olio di Lavagna o Taggiasca piccola a Lavagna e Rapuina nel Chiavarese. L’olivo di Lavagnina è molto grande, arrivando fino a circa quindici metri di altezza; le foglie hanno forma allungata e sono di colore verde scuro; l’oliva è di forma cilindrica, anch’essa allungata e leggermente più grossa in punta. Quando è matura, è di colore nero-violaceo. Dal punto di vista organolettico, l’olio extravergine di oliva a Denominazione di Origine Protetta Riviera Ligure accompagnata dalla menzione geografica “Riviera di Levante” si presenta di colore da giallo a verde-giallo, è dolce e piacevolmente fruttato con sentori prevalenti di carciofo, di mandorla e, lievissimo, di pinolo. Si presta ad accompagnare piatti leggeri come quelli a base di carni bianche e, soprattutto, di pesce; in generale è adatto a tutte quelle ricette dai sapori delicati, come spesso accade in Liguria, che necessitano di un olio altrettanto delicato che possa accompagnarle e amalgamarsi, senza prevaricare.
CHINOTTO DI SAVONA (Presidio Slow Food)
E’ una pianta originaria della Cina, da qui il nome, ma che cresce particolarmente bene nella zona del savonese, tra Varazze e Finale. Questi agrumi si possono consumare esclusivamente canditi o sciroppati. La lavorazione comincia con un’immersione in salamoia – un tempo si utilizzava l’acqua di mare – che dura circa 3 settimane. Gli agrumi sono poi torniti a mano per togliere un sottile strato di buccia contenente gli estratti più amari, e rimessi in salamoia. Dopo questi passaggi i chinotti sono pronti per essere conciati con bolliture successive in sciroppi dolci a concentrazione crescente o marmellate oppure canditi.
AGLIO VESSALICO (presidio Slow Food)
E’ un interessante alimento, prodotto in un paesino sulle montagne dell’ entroterra di Albenga, nella valle Arroscia, e possiede un aroma delicato, un sapore intenso e leggermente piccante e, soprattutto, un’estrema conservabilità. Da questo meraviglioso frutto è possibile trarre una delicata salsa chiamata ajè ( una maionese condita con olio extra vergine di oliva e agli schiacciato nel mortaio) una dei tanti eredi della medievale agliata.
CARCIOFI DI ALBENGA
Il carciofo spinoso di Albenga è una varietà di Cynara scolymus coltivato e condizionato ad Albenga ed in alcuni comuni della piana di Albenga. È conosciuto anche con il nome di violetto di Albenga, violetto spinoso di Albenga, violetto spinoso della Liguria o zuccherino di Genova, spinoso violetto grosso di Albenga o in lingua ligure articiocche. Nella piana di Albenga, abbandonata la strada principale, capita frequentemente di imbattersi in cartelli con le seguenti indicazioni: “carciofi di nostra produzione”, “vendita carciofi locali” ecc… Ci troviamo infatti nella patria del “violetto spinoso”, una delle principali coltivazioni della piana che si estende anche ad Andora e Ceriale. Rallentiamo e oltre i cartelli, vicino alle tante serre, osserviamo incantati distese sterminate di questo ortaggio dall’aspetto così particolare. Anche il Carciofo di Perinaldo (Presidio Slow Food) è un prodotto molto particolare e degno di nota, un’ottima varietà di carciofo che è coltivata solo nella vallata del Crosia (Imperia) e in Provenza, tra i 400 e i 600 metri sul livello del mare, è senza spine, tenero e non ha barbe all’interno. Necessita di un buon drenaggio e non a caso lo si trova spesso ai bordi dei muretti a secco. Resiste alle temperature rigide, sopporta bene la siccità e non ha bisogno di trattamenti chimici, quasi come un ortaggio selvatico.
TIMO
Il timo è una pianta di tipo arbustivo perenne che appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ed è originaria delle zone occidentali del Mediterraneo; in Italia cresce spontanea nella parte occidentale fino alla regione del Lazio ma la sua coltivazione è presente anche in Spagna, Francia, Grecia, Stati Uniti e Portogallo. Il timo si sviluppa spontaneamente soprattutto nelle zone aride e ricche di sole, in terreni sassosi, in montagna (fino ad un’ altitudine di 1400-1500 metri) e in pianura ma anche nei luoghi marini; riesce a resistere anche a temperature di molto al di sotto dello zero (anche -15°C) purché il tempo di esposizione non sia molto prolungato. E’ una pianta che può arrivare ad un’altezza di 40-50 centimetri, presenta un fusto legnoso che si ramifica abbondantemente nella parte superiore dandole una forma a cespuglio. Le foglie del timo sono principalmente piccole (cinque-otto centimetri) e hanno forma di lancia, possono avere colore verde, grigio o argento e sono ricoperte da peli; il periodo di fioritura del timo è tra maggio e giugno, i fiori crescono sottoforma di spiga, possono avere un colore bianco o rosato ed hanno la caratteristica di essere ermafroditi, cioè hanno organi riproduttivi maschili e femminili, e l’impollinazione avviene ad opera degli insetti in modo particolare dalle api. I frutti della pianta del timo sono secchi e non si aprono spontaneamente, al loro interno contengono quattro semi. Nell’ antichità gli egizi usavano il timo per imbalsamare i corpi, mentre le popolazioni greche lo utilizzavano per curare il proprio corpo o bruciato come incenso. Nel periodo medievale era usanza mettere sotto il cuscino del timo perché si diceva che favorisse il sonno e allontanasse gli eventuali incubi; nel Rinascimento invece il timo veniva usato cotto nel vino per combattere le intossicazioni da veleno, curare le infezioni vescicali e sconfiggere la tenia (verme solitario).
ORIGANO
L' origano è una pianta cespugliosa che una volta a maturazione diventa semi arbustiva con aspetto variabile e profumo intenso. La radice è un rizoma ramificato e legnoso, mentre i fusti che vi si sviluppano sono coperti di peluria, hanno un colore rossastro e a volte sono sdraiati alla base e poi eretti ed hanno una sezione quadrangolare. L' altezza della pianta varia dai 50 agli 80 cm a seconda della zona climatica in cui si trova. Le foglie sono allungate, ovali, pelose e leggermente dentellate. I fiori, molto odorosi, sono raccolti in pannocchie, hanno la forma simile alle foglie, spesso con una sfumatura rossastra e terminano con piccoli fiorellini rosa (a volte anche di colore bianco, ma sono più rari). Fiorisce da luglio ad ottobre ed i frutti sono capsule di colore marrone scuro. I semi arrivano a maturazione tra inizio settembre ed ottobre, variabile a seconda del clima. Il nome origano deriva dalle parole greche "montagna" (Oros) e "splendore" (ganos), per il fatto che nell' antichità l' Origanum Volgare cresceva sulle montagne come pianta selvatica. Viene anche chiamata "acciughero", perchè utilizzata per preparare la pasta d' acciughe.
ROSMARINO
Un vecchio detto genovese dice: “Se tu veu fa arragià o vexin, fae suffrige aggio e romanin“, ossia : “Se tu vuoi fare arrabbiare il vicino, fai soffriggere aglio e rosmarino”, il cui profumo effettivamente è talmente appetitoso da far morir d’invidia chi lo sente. In Liguria è impensabile cucinare arrosti o umidi senza una foresta di rosmarino, gentile parola latina che significa letteralmente “rugiada di mare ” (ros marinus). Per i liguri è simbolo di purezza femminile e veniva messo negli antichi bouquet delle spose, ma anche dispensatore di serenità; nella Riviera di Ponente si crede che tenere un rametto di rosmarino al contatto della pelle all’altezza del cuore, lenisca le pene di amore e che metterlo sotto il cuscino allontani incubi e ansie notturne. Il rosmarino, nome scientifico Rosmarinus Officinalis, è un arbusto sempreverde perenne tipico delle regioni mediterranee, in Italia cresce spontaneo lungo la costa, si sviluppa sia in altezza che in larghezza e forma dei folti cespugli arrotondati ed arriva fino ad un’altezza di un metro e mezzo. Il rosmarino non ama gelate, brina, nebbia e terreni fradici, sarebbe meglio non esporlo per lunghi periodi ad una temperatura inferiore ai 5°C sotto lo zero. Le radici del rosmarino hanno la caratteristica di produrre, a loro volta, radici secondarie, esse sono molto ben ancorate al terreno. Dal rosmarino si ricava un olio essenziale molto prezioso, impiegato in campo medico e cosmetico. I fiori del rosmarino sono di colore azzurrino-lilla e, soprattutto nelle zone del sud dove il clima è più favorevole, crescono quasi tutto l’anno. Il significato del nome rosmarino non è ben definito, c’è chi pensa che voglia dire rugiada del mare, chi rosa del mare e chi arbusto di mare. Qualunque sia quello giusto, la parola mare è sempre presente, questo forse sta nel fatto che i fiori del rosmarino ricordano tanto l’azzurro del mare. Vi riportiamo una curiosità che vi farà capire quanto ci potrebbero essere utili le sue proprietà . La Regina Isabella d’Ungheria, ormai anziana e malata, si narra che ritrovò una sorta di “seconda giovinezza” grazie ad una ricetta che consisteva nel mescolare del distillato di alcool di rosmarino con lavanda e menta.
MENTA
La menta è una pianta erbacea perenne e sempreverde molto rustica. Data la sua rusticità si adatta bene a qualsiasi tipo di clima, proliferando sia in ambienti soleggiati che in zone ombreggiate. Le sue foglie sono nella maggior parte delle specie lanceolate e con una leggera peluria. Essendo altamente ricche di oli essenziali rilasciano un gradevole e intenso profumo aromatico che può attirare farfalle e uccelli. La fioritura avviene con l'arrivo della primavera e i fiori, raccolti in piccole spighe, variano dal bianco alle tonalità del viola. Tende ad espandersi in larghezza più che in altezza e cresce molto velocemente. Trova largo consumo in ambito alimentare grazie al suo sapore unico che caratterizza molti piatti : è utilizzata in cucina per insaporire primi piatti, la carne d'agnello e nella preparazione di dolci e cocktail. Dalla menta si estrae il mentolo, che è un ingrediente di molti profumi, cosmetici e medicinali . Tutte queste caratteristiche ne fanno una pianta aromatica ideale da coltivare anche in vaso.
ALLORO
L’intera terra ligure è piena di cespugli e alberi d’öfeuggio, dalle foglie verde cupo dal profumo balsamico; oltreché simbolo di saggezza e vittoria, si credeva che avesse il potere di tener lontani i fulmini ed è per questo che molti giardini pubblici e privati in Liguria possiedono almeno un piccolo cespuglio d’alloro. Inoltre, sino agli anni ’30, l’alloro fu il vero albero di Natale ligure: i suoi rami venivano posti in ogni camera, dalla cucina al salone, dall’ingresso al bagno e posati sugli specchi, sui quadri, sulle porte, armadi, buffet; facevano anche da prato al presepio. In ciotole di cristalli si mettevano i suoi rametti con tante foglie sempre unite ad arance e mandarini e pure la tavola natalizia era decorata da alloro e agrumi. Infine un rametto d’alloro troneggiava nel centro del Pandolce, tipico panettone genovese natalizio. L'alloro è una pianta aromatica che ha una larga diffusione nell'area del Mediterraneo e si può presentare in due forme principali, come albero sempreverde con altezze che possono giungere fino a 10 m, o come arbusto, raccolto in agglomerati, con altezze che possono arrivare fino a 6 m. È una pianta di semplice coltivazione, infatti viene coltivata spesso in giardino, soprattutto per la realizzazione di siepi. L'alloro ha una produzione vegetativa molto fitta, presenta un fusto con una colorazione verde scuro, le foglie hanno una forma ovale e una colorazione verde scura. L'alloro ha la caratteristica di possedere fiori maschili e fiori femminili su piante diverse. Sugli esemplari che portano i fiori femminili crescono dei frutti a forma di bacca che a maturazione diventano completamente neri.
ERBA LUISA
Il grazioso arbustivo aromatico proviene dall'America Latina e fa parte del vasto e tipico raggruppamento familiare delle Verbenaceae, Verbena Odorosa. Questa pianta, che deve il nome all'omonima consorte del Re di Spagna, Maria Luisa di Parma (1751-1819), moglie di Carlo IV di Spagna, è vivamente ammirata ed apprezzata per le tipiche fragranze agrumate che si dipanano dal fogliame e, in parte, dalle infiorescenze. Con le foglie si possono preparare , profumate tisane, un piacevole liquore. Si può usare per aromatizzare. Andrà copiosamente e frequentemente bagnata durante la stagione primaverile ed estiva, a cadenza in media settimanale, mentre gli annaffiamenti saranno congruamente limitati ma non sospesi nel periodo freddo, con frequenza che dipenderà strettamente dalle condizioni di asciuttezza della terra. Nelle irrorazioni, peraltro, dovrà accuratamente evitarsi di cagionare pozze e stagnazioni idriche, potenzialmente dannose per le condizioni dell'Erba Luisa, e in special modo per il benessere delle sue radici. Omaggio Marmellata di albicocche e erba luisa)
SALVIA
Al genere botanico Salvia, della famiglia delle Laminaceae, appartengono numerose specie, annuali e perenni. I loro usi sono alimentari, ornamentali ed erboristici. La Salvia officinalis, specie perenne di origine europea, è la pianta utilizzata in cucina come aroma. La coltivazione della Salvia è presente in tutti i Paesi con clima temperato ed ha un portamento cespuglioso. Il fusto è inizialmente di colore verde ma con l'età diventa legnoso, a sezione quadrata con molte ramificazioni. La pianta raggiunge un'altezza di un metro. Le sue foglie sono ovali e lanceolate, di un gradevole colore grigio-verde, con i bordi dentellati. La superficie superiore si presenta vellutata mentre quella inferiore è ruvida, con marcate venature. Le foglie contengono oli essenziali che danno alla Salvia il tipico ed apprezzato aroma. I fiori sono blu-violetti e la fioritura avviene in primavera.
LAVANDA
Per molti il nome lavanda evoca le campagne della Provenza, dove i campi viola coltivati con piante di lavanda si perdono all'orizzonte, creando panorami da cartolina. La zona a sud della Francia è famosa per questo spettacolo, ma la pianta di lavanda cresce bene in tutta la zona del Mediterraneo, ed è presente nei giardini della liguria.E' una pianta perenne, rustica, che resiste bene al freddo, ma anche al caldo delle estati più torride. Lo stelo fiorito è formato da piccole infiorescenze viola- blu molto profumate. Il suo nome è molto chiaro e significativo: viene dal gerundio del latino "lavare" e le deriva dal fatto che nell'antichità, soprattutto nel Medioevo, era usata per lavarsi e profumare il corpo, aggiungendola all'acqua del bagno. La lavanda viene usata per creare siepi ed angoli particolari nei giardini, ma cresce bene anche in vaso, rinvasata ogni anno perché ha una crescita abbastanza veloce.
PIGATO
Il vitigno pigato è coltivato soprattutto nella Riviera Ligure di Ponente, sia lungo il litorale, che nella zona interna preappenninica. Il nome dell’uva deriva dalla parola dialettale “pigau”, che vuol dire macchiato, a sottolineare l’aspetto puntinato degli acini dei grappoli maturi. Il vino Pigato è sicuramente il bianco più famoso della Liguria. Nella zona di Albenga e Imperia, esprime delle vere eccellenze. Le vigne che si affacciano sul mare donano vini mediterranei, armoniosi, solari e aromaticamente ricchi. Nella zona più interna di Ranzo e della Valle Arroscia, i vigneti sono coltivati ad altitudine maggiore e le buone escursioni termiche, donano al Pigato un profilo più profumato, elegante e fresco. E’ un vitigno molto sensibile alla composizione dei terreni. Nelle zone caratterizzate da terre bianche, ricche di calcare, regala vini di grande finezza, mentre sui suoli rossi, ricchi di minerali di ferro, si esprime con maggior struttura e decisi sentori minerali. Il vitigno pigato, da un punto di vista dell’analisi del DNA, è identico al vermentino. E’ quindi corretto considerarlo un biotipo del vermentino, che si è adattato particolarmente bene al clima della Riviera Ligure di Ponente. Se i due vitigni sono geneticamente uguali, il pigato si differenzia dal vermentino per l’aspetto dei suoi acini. Quando l’uva arriva a maturazione, infatti, la buccia assume una colorazione quasi ambrata, con piccole macchioline color ruggine. Il vino Riviera Ligure di Ponente Pigato DOC ha un colore giallo paglierino. Al naso esprime un bouquet caratteristico, con profumi floreali, di macchia mediterranea, frutta bianca e gialla. Al palato ha una buona struttura, è armonioso, piacevolmente fruttato, con freschezza equilibrata, vena minerale e finale sapido con leggeri sentori di mandorla. Il Pigato è un bianco che possiede un buon potenziale d’invecchiamento e che con il passare degli anni sviluppa aromi terziari che virano verso le note di resina e idrocarburo. Il vino Riviera Ligure di Ponente Pigato DOC ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata nel1988.
ROSSESE
Il Rossese di Dolceacqua, chiamato anche semplicemente Dolceacqua, è un vino di origine ligure, il cui vitigno è coltivato nella Val Nervia, in Val Verbone e in Valle Roja, ad Imperia. In particolare i comuni più dediti alla coltivazione del vitigno sono Ventimiglia, Dolceacqua, Camporosso, San Biagio della Cima, Vallecrosia e Soldano. Questo vino ha origini antiche e pregiate; la sua coltivazione inizia già ai tempi della cultura ellenica e viene apprezzata da personaggi celebri come Andrea Doria, che lo elesse a vino della sua flotta, e Napoleone Bonaparte, che ne inviò alcuni esemplari in patria.Il vitigno del Rossese di Dolceacqua è allevato ad alberello, secondo la tradizione del mediterraneo, in modo che la chioma della pianta faccia ombra al piede e si protegga in questo modo dai raggi del sole nelle ore più calde del giorno. La vite viene coltivata in zona piuttosto impervie, come quelle che caratterizzano il paesaggio ligure, e la coltivazione è quindi seguita a mano. Un ettaro di vitigno rende circa novanta quintali di uva; la pianta presenta foglie a cinque lobi, con un grappolo di grandezza media, compatto, e acini rotondi e di un colore viola intenso e scuro. L’uva utilizzata nella produzione del vino è il Rossese almeno per il 95%.Il Rossese di Dolceacqua è, tradizionalmente, un vino rosso rubino intenso e generoso, che resiste ad una buona capacità d’invecchiamento; non troppo austero, dal sapore morbido e dal fondo amarognolo. Il profumo richiama la rosa, la viola e la fragolina di bosco; se affinato, si arricchisce di una nota di erbe aromatiche. Il vino è ottimo per abbinare cacciagione, sia di pelo che di piuma, il classico piatto ligure della “capra e fagioli”, il coniglio e la carne in genere. Si sposa perfettamente in abbinamento anche con formaggi stagionati. L’età ottima d’invecchiamento è fra i quattro e gli otto anni; il Rossese di Dolceacqua va servito ai 18°.
VERMENTINO DI PONENTE
Il Vermentino Ligure Doc è un vino bianco secco prodotto con uve dell’omonimo vitigno della Riviera ligure di ponente, dei Colli di Luni, del Golfo del Tigullio e della Valpolcevera. C’è discordanza sulle sue origini, sicuramente sono da ricercarsi nella penisola Iberica, da dove, attraverso la Francia è arrivato in diverse zone dell’Italia dove ancora oggi viene prodotto con elevati standard di qualità e caratteristiche diverse a seconda del territorio di appartenenza. E’ uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi nel belpaese e predilige le coste, soleggiate e ventilate, e l’aria salmastra che permette di ottenere vini eleganti e di carattere. I grappoli di Vermentino hanno dimensioni medie, una forma cilindrica ed alata con densità a spargolo. Il colore dell’acino tende leggermente all’ambra con piccole macchioline marroni. La vendemmia è precoce e varia a seconda dell’andamento climatico. A questa seguono una breve macerazione pellicolare in pressa e la classica vinificazione in bianco in vasche di acciaio e senza l’aggiunta di solfiti. Il Vermentino Ligure nel calice mostra il suo brillante colore giallo paglierino movimentato da leggeri riflessi dorati. Sorprende l’olfatto con un delicato mix di aromi che vanno dalla mela renetta ai fiori di ginestra, dai frutti bianchi agli agrumi, dal miele alle resine boschive, dal brugo fino a garbati rimandi di eucalipto. Al palato risulta caldo, sapido e fresco. Di struttura discreta lascia un finale leggermente amarognolo. Le sue caratteristiche organolettiche rispecchiano fedelmente le particolarità dei terreni di coltivazione stratificati e ricchi di minerali. Il Vermentino Ligure deve essere servito ad una temperatura massima di 8/10 °C in calici per vini giovani e freschi, con stelo alto, ma non troppo ampi. Questo vino dà il meglio di sè nel primo anno di vita e si presta ad abbinare una lunga lista di portate dagli antipasti di mare alle verdure ripiene, dalle lasagne al pesto al risotto al nero di seppia, dai pansoti con salsa di noci ai ravioli di pesce in brodo. E’ perfetto in abbinamento a pietanze di pesce, ma anche piatti molto complessi ed elaborati. E’ consigliabile conservalo in posizione coricata ad una temperatura costante di circa 14 °C.
CINQUETERRE
Si dice Cinque Terre, si pensa ai vini. E' una delle associazioni più frequenti nella mente di turisti e visitatori di questo territorio perchè i vini delle Cinque Terre rappresentano uno dei prodotti più rinomati e ricercati, ricavati dai verticali pendii sui celebri terrazzamenti dalle abili mani di vinaioli eroici. La vite compare nell'area mediterranea e in Liguria, intorno alla fine del IV millenno a.C. Nella parte orientale del Mediterraneo abbiamo tracce di commercio del vino intorno al 2.400 a.C. e alle Cinque Terre il vino ha sempre rappresentato la fonte principale che alimentava il baratto, i commerci marittimi e il sostentamento degli abitanti dei borghi. Nel corso dei secoli, la coltivazione della vite si è affinata, ha carpito i segreti della natura, ha saputo sfruttare gli elementi naturali del posto a vantaggio della produzione, ottenendo vini dalla bontà sempre più ricca e corposa. Questi elementi naturali sono il vento, tanto, il sole e l'acqua, poca. Le viti non vengono coltivate a parete, ma sdraiate, all'altezza massima di un metro, più spesso di 50 cm dal suolo; le piante sono protette dai venti tramite i celebri muretti a secco, che, oltre a proteggere, riflettono il sole favorendo la maturazione dell'uva, creano spazio e contengono il terreno. In un ambiente così ostico e verticale, qui la viticultura è definita eroica: si vendemmia in ginocchio e poi si trasportano le ceste per migliaia di scalini (solo recentemente tramite trenini) rendendo ogni bicchiere di vino prezioso e sudato.La doc Cinque Terre è un vino bianco secco da tavola, di colore giallo paglierino intenso, di cui colpisce la «mineralità» (analisi spettrografiche hanno dimostrato che il vino bianco delle Cinque Terre è particolarmente ricco di sali, che vengono depositati dai venti che soffiano dal mare). Dalla vinificazione separata delle uve provenienti da alcune zone si ottengono i vini delle "Coste": Costa de Campu di Manarola, Costa de Sera di Riomaggiore, Costa da Posa di Volastra. Il Cinque Terre doc si abbina ottimamente ad antipasti come le acciughe di Monterosso e insalate fredde di polpo, primi e secondi piatti di pesce e non come le trenette al pesto o i pansotti, le torte di verdure, stuzzichini con focaccia e farinata per un aperitivo a KM 0 e vanno serviti freschi tra 13 e 16 °C.
VERMENTINO DI LUNI
Il Vermentino Ligure Doc è un vino bianco secco prodotto con uve dell’omonimo vitigno della Riviera ligure di ponente, dei Colli di Luni, del Golfo del Tigullio e della Valpolcevera. C’è discordanza sulle sue origini, sicuramente sono da ricercarsi nella penisola Iberica, da dove, attraverso la Francia è arrivato in diverse zone dell’Italia dove ancora oggi viene prodotto con elevati standard di qualità e caratteristiche diverse a seconda del territorio di appartenenza. E’ uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi nel belpaese e predilige le coste, soleggiate e ventilate, e l’aria salmastra che permette di ottenere vini eleganti e di carattere. I grappoli di Vermentino hanno dimensioni medie, una forma cilindrica ed alata con densità a spargolo. Il Vermentino di Luni è di colore da giallo paglierino scarico a giallo paglierino, con riflessi dorati; profumo discretamente ampio e fruttato, abbastanza intenso, persistente, con sentori di fiori ed erbe di campo, di banana e pesca matura, lievi sentori di miele e cedro; sapore secco ma discretamente morbido, sapido, a volte delicatamente caldo, di buona continuità, con fondo piacevolmente amarognolo più o meno marcato. Viene prodotto nella zona delle Colline di Luni con le uve del vitigno omonimo per il 90%, mentre per il restante 10% è ammessa la presenza di altri vitigni a bacca bianca, autorizzati o raccomandati per la provincia della Spezia e di Massa Carrara. E’ un vino bianco secco adatto ad accompagnare una vasta gamma di piatti come la focaccia col formaggio, la frittata di bianchetti, la zuppa di cicale, le pappardelle alla crema di funghi, trofiette al pesto, ombrina al forno, branzino bollito. Gli umori salsi dei piatti di mare e l'agreste sapore del pesto trovano matrimonio d'amore con il profumato, fragrante sapido vino. Deve essere servito ad una temperatura di 10°C, in bicchieri a calice con stelo alto. Dà il meglio di sé nel primo anno di vita. Va conservato in posizione coricata negli scomparti più bassi della cantina ad una temperatura costante fra i 10°
CILIEGIOLO
Il vitigno Ciliegiolo è coltivato in Liguria ma anche in numerose regioni dell’Italia centrale ma anche in Liguria. Tuttavia la sua zona d’origine è la Toscana centrale, dove è arrivato forse importato dalla Spagna verso la fine dell’80. Il vitigno Ciliegiolo prende il nome dal colore e dal caratteristico aroma che richiama la ciliegia. In Liguria lo possiamo trovare nella zona di Levanto, nel Golfo del Tigullio e Portofino e anche in Val Polcevera nelle sue denominazioni DOC. E’ un vino di colore da rosso cerasuolo a rosso rubino; odore fruttato, intenso e persistente. Sapore sapido, di buon corpo, armonico, con sentori di frutti di bosco. Il suo grado alcolico è intorno agli 11/12 gradi. Vino rosso adatto ad accompagnare una buona scelta di piatti, dagli antipasti di mare al minestrone alla genovese, lasagne al pesto, risotto con polpo, orata al forno con patate o al cartoccio. Deve essere servito ad una temperatura di 10°C, in bicchieri a calice di media grandezza con stelo alto. Dà il meglio di sé nel primo anno di vita e deve essere conservato in posizione coricata negli scompartimenti più bassi della cantina, ad una temperatura costante tra i 10°e i 14°C.
BIANCHETTA
Il vitigno della Bianchetta Genovese Golfo del Tigullio-Portofino, come si evince dal nome, è presente in Liguria, principalmente a Genova , in Val Polcevera e nel Tigullio dove viene molto coltivata nell’ entroterra di Lavagna e Sestri Levante in particolare nelle colline di Verici. Si estende fino in Toscana nella zona di Carrara. Vitigno dalle antiche origini, prende il suo nome dal caratteristico colore giallo-biancastro dei suoi acini. I vini provenienti da questo vitigno sono molto freschi, leggeri e fruttati. La foglia ha dimensione da medio a piccola, forma pentagonale, che può essere itera o trilobata. Grappolo è compatto di dimensione medio o medio-piccolo, forma conica con2 o 3 ali e l’acino di dimensione medio-piccola e forma elissoidale La buccia è un poco pruinosa, sottile, di colore bianco-verdastro o bianco-giallastro. Accompagna perfettamente: la focaccia genovese, la focaccia col formaggio, le minestre di verdura, le torte verdi, i risotti con gli ortaggi Servito ad una tempera- tura di circa 10-12°C.